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Giovedì, 10 Maggio 2018 10:45

ABANKERS INTERFACCIA PROFESSIONALE DECIBA

Dopo innumerevoli anni qualcuno ha pensato di attribuire un nome, dare un’identità ad un lavoro che fino ad oggi non esisteva: A-Banker...

 

Dopo innumerevoli anni qualcuno ha pensato di attribuire un nome, dare un’identità ad un lavoro che fino ad oggi non esisteva: A-Banker. L’iniziativa partirà all’inizio di Maggio 2018 e sarà promossa da DECIBA ASSOCIAZIONE deciba.it e da tutto lo staff di professionisti appartenenti a deciba-professional.it

Il Fondatore di DECIBA, Dott. Gaetano Vilnò, dopo i grandi successi ottenuti decide di avviare una nuova sfida, creare un gruppo di professionisti di alto livello a copertura dell’intero territorio italiano. I cosiddetti A-BANKER potranno godere di una formazione specifica a largo raggio: commerciale, manageriale,matematica finanziaria, diritto e consulenza bancaria. L’intento è quello di ottenere una preparazione interdisciplinare, completa, utile socialmente e professionalmente.

L’iniziativa potrà essere avviata a vari livelli e in diversi modi, sia come imprenditore, ad esempio decidendo di aprire un ufficio, sia come professionista, interessando legali e commercialisti. La selezione sarà rigida, ci saranno precisi presupposti per diventare A-BANKER.

Lo scopo è di avere un punto di riferimento serio e professionale per un’argomento molto delicato, dare la possibilità agli utenti di affidarsi ad una professionalità selezionata e di alto livello .

Gli ABANKERS

 

www.abankers.it 

 

Il sistema era gestito anche con l'uso di minacce e violenza, da cinque persone di Castellammare di Stabia. Il gip di Torre Annunziata ha disposto il carcere per tre di loro e l'obbligo di dimora per gli altri due

 

Usura e tentata estorsione in concorso. Queste le accuse formulate dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, Napoli, nei confronti di cinque persone di Castellamare di Stabia colpite da un'ordinanza di misura applicativa emessa dal gip del tribunale campano.

Tassi usurari fino al 272%

Gli accusati, tre uomini e due donne, sono sospettati di aver applicato su prestiti di poche migliaia di euro tassi usurari che, in alcuni casi, hanno raggiunto il 272% delle somme erogate. I cinque presunti complici, tre dei quali appartenenti allo stesso nucleo familiare, sono stati raggiunti dai Carabinieri di Castellamare di Stabia al termine di una lunga indagine diretta dalla Procura di Torre Annunziata. Grazie all'uso di intercettazioni telefoniche e riscontri documentali eseguiti dal settembre al novembre 2016, gli uomini del del Nucleo Operativo dei carabinieri sono riusciti a raccogliere sufficienti indizi di colpevolezza a carico dei cinque accusati.

La denuncia di una delle vittime

A dare avvio al procedimento contro i cinque è stata la denuncia di una donna che, sommersa dalle continue minacce, si è decisa a raccontare la tutto agli inquirenti. La sua storia è iniziata nell'aprile del 2014 a causa di difficoltà economiche che l'avevano convinta a rivolgersi a una delle persone oggi sotto inchiesta per chiedere un prestito di 1.100 euro. Somma subito concessa a fronte di una rata mensile di 250 euro (con un interesse del 272% annuo). Le successive indagini avrebbero permesso di scoprire almeno altri due prestiti sospetti concessi dalla banda dall'ottobre del 2013 al dicembre 2016. Si tratta im particolare di una transazione da 3mila euro con una rata di restituzione di 400 euro (tasso del 160% annuo), e un altro di 1000 euro con rate da 150 euro al mese (pari a un tasso del 180% annuo). Inoltre, durante le indagini, sarebbero emersi due episodi di violenza e minacce con i quali alcuni degli indagati avevano tentato di estorcere denaro a due delle loro vittime. La misura accolta dal gip ha portato all'arresto in carcere per tre di loro, mentre gli altri due sono stati raggiunti da un divieto di dimora a Castellammare di Stabia.

 

Fai controlare il tuo conto corrente e scopri se anche tu sei soggetto ad usura!

Contatta Deciba Associazione www.deciba.it

Giovedì, 29 Giugno 2017 15:01

Banche salve con i nostri soldi!

Tutte le decisioni esistenti sugli aiuti di Stato e dell'unione bancaria". Lo ha detto il vicepresidente della Commissione responsabile dell'euro e della stabilità finanziaria Valdis Dombrovskis, riferendosi alla soluzione decisa nel weekend per le due banche venete. Dombrovskis ha voluto precisare che nel caso delle due banche venete e della soffertissima soluzione concordata tra le varie autorità Ue e il governo italiano, «l'unione bancaria e le sue regole sono state parte della soluzione e non parte del problema ed è importante che i due istituti siano usciti dal sistema in un modo che non Intervento per tutelare economia del Veneto .

«Le decisioni prese a tutti i livelli sono in linea con le nostre regole sugli aiuti di Stato e dell'unione bancaria e, d'altra parte, le varie istituzioni coinvolte hanno lavorato strettamente con le autorità italiane», ha aggiunto Dombrovskis.

Alla fine del processo di decisione, l'Italia ha considerato che il fallimento di Veneto Banca e Popolare di Vicenza avrebbe creato un «serio impatto» negativo all'economia reale in una regione «tra le più attive del Paese, per cui gli aiuti di Stato erano necessari per fronteggiare perturbazioni economiche».comporta danni (sistemici) e non aumenta i costi».

Dai privati contributo di 5,2 miliardi

Poi il vicepresidente della Commissione ha ricordato che sono state rispettate le regole del “burden sharing” dato che azionisti e obbligazionisti junior sopporteranno un costo dell'operazioni «contribuendo per 5,2 miliardi per assicurare la liquidazione ordinata delle due banche». Quanto al «peso considerevole per i contribuenti italiani», Dombrovskis ha detto che «toccava all'Italia prendere tale decisione». Per l'impatto sul bilancio del sostegno pubblico deciso per permettere l'operazione di Intesa SanPaolo e gestire lo smaltimento degli asset delle due banche venete!

Nessun impatto sul deficit strutturale
Dombrovsis ha confermato che «certamente se c'è spesa pubblica aumenta il debito, ma ciò che è importante ai fini della sorveglianza del patto di stabilità è che si tratta di fondi impiegati una tantum che non avranno alcun impatto sulle discussioni sugli sforzi strutturali» annuali. Il deficit strutturale è infatti il saldo di bilancio corretto per gli effetti del ciclo economico e delle misure una tantum ed è l’indicatore più importante ai fini della valutazione dello stato di salute della finanza pubblica da parte della Commissione europea.
Per ciò che concerne l'unione bancaria, l'esponente comunitario ha detto che «adesso siamo in una fase di transizione nell'unione bancaria, le banche stanno aumentando i “buffer” (cuscinetti) per fronteggiare eventi di “bail-in” e più abbiamo passività chiaramente eleggibili a tal fine meglio è».

 Per maggiori informazioni contattare Deciba Associazione 0521.241417 cell 3381063708

Mercoledì, 28 Giugno 2017 13:39

Quando scatta l'USURA BANCARIA!?

 

 

Queste domande, soprattutto negli ultimi anni, sono divenute molto frequenti. Infatti, sia i privati sia gli imprenditori, grazie alle informazioni acquisite da diverse forme di comunicazione (a dire il vero non sempre precise e/o esaustive), hanno manifestato alcune perplessità circa la conformità dei rapporti contrattuali intrattenuti con i propri Istituti di Credito.

Specialmente in questo periodo di forte crisi del settore finanziario, le irregolarità compiute dalle banche non sono rare e sporadiche, ma sempre più frequenti: infatti tra le previsioni più diffuse, rientrano fenomeni quali: usura bancaria, anatocismo, commissioni illegittime e modifiche non concordate delle condizioni contrattuali.

Analizziamo, nello specifico, l’ipotesi di usura. Indipendentemente dalle varie forme che può assumere (originaria alla stipula del rapporto o sopravvenuta in corso di rapporto), l’usura si verifica nel momento in cui l’istituto di credito o l’intermediario finanziario, pattuisce e quindi percepisce interessi superiori rispetto a quanto stabilito dalla normativa di legge. Quindi, per consentire la verifica del superamento dei tassi massimi praticabili, i quali variano a seconda della tipologia contrattuale (c/c, leasing, mutui, finanziamenti alle famiglie/imprese etc etc), bisogna confrontare il tasso applicato dall’ Istituto di Credito con quello fornito trimestralmente dalla Banca d’Italia (c.d. tasso soglia/usura).

Il superamento di suddetto tasso periodico, fa configurare, dunque, l’usura bancaria.

Ma quali sono i rimedi e gli strumenti utilizzabili in queste situazioni?

Innanzitutto, per verificare l’effettivo superamento del “tasso soglia” o comunque la presenza di ulteriori anomalie bancarie, è opportuno rivolgersi a professionisti in grado di analizzare specificatamente ogni singolo rapporto contrattuale.

Solo in caso di accertamento positivo (quando l’usura è presente) è possibile sia contestare le anomalie riscontrato e conseguentemente ottenere la restituzione delle somme corrisposte, sia ottenere un vero e proprio “blocco” delle eventuali procedure pendenti (ad es. esecuzioni immobiliari) fino all’accertamento del corretto “dare avere” tra le parti.

 “Un consiglio decisamente importante”, afferma l’Avv. Pagano “è quello di rivolgersi esclusivamente a soggetti specializzati in materia. Infatti, siccome l’usura bancaria rappresenta un fenomeno difficile da eliminare, poiché basato sullo sfruttamento della necessità di denaro di famiglie ed imprese, è necessario affidarsi a soggetti competenti nel settore che sappiano consigliare la migliore strategia da attuare”.

Queste sono solo alcune direttive e consigli per combattere il fenomeno dell’usura bancaria contattare 

Deciba Associazione 0521.241417    cell 338.1063708

Mercoledì, 25 Gennaio 2017 13:26

AVVIO INDAGINE CONSOB BANKAITALIA SPA

La Commissione ritiene ricevibile la petizione proposta da DECIBA e ritiene di sottoporre al Parlamento Europeo la questione.

 

Ill.mo
Presidente della Commissione per le petizioni
European Parliament
B-1047 BRUSSELS


Con la presente petizione l’Associazione D.E.C.I.BA (dipartimento europeo controllo illeciti bancari), con sede in Italia, 43121 Parma, Viale Barilla n. 21, richiede l’apertura di un’indagine da parte delle istituzioni comunitarie in merito a:
conflitto di interesse esistente tra le Banche Italiane e l’attività di vigilanza e controllo che sulle stesso dovrebbe essere effettuato dalla Banca d’Italia S.p.a.:
responsabilità di CONSOB (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), per i danni subiti dai risparmiatori a seguito della revoca della decisione di inserire nei prospetti informativi dei prodotti finanziari volti a raccogliere il pubblico risparmio, degli “Scenari probabilistici di rischio”.

Con riferimento al punto 1)
Nella Repubblica Italiana, sono stati affidati a Banca d’Italia S.p.a. compiti di vigilanza e controllo sull’attività delle banche e degli intermediari finanziari, sovraintendendo al rispetto della legislazione in materia (D.Lgs n. 385 del 1° settembre 1993, meglio noto come TUB “Testo Unico Bancario”), con il potere di emanare norme per la tutela dei clienti nei loro rapporti con gli intermediari bancari e finanziari.
Banca d’Italia Spa e una società per azioni, che al 30 aprile 2016 annovera tra i propri soci n. 101 banche e compagnie di assicurazione (tutti soggetti che dovrebbero essere vigilati dalla stessa Banca d’Italia Spa); tra cui spiccano le partecipazioni di Unicredit S.p.a e Intesa San Paolo S.p.a. per un totale pari a circa il 42 % dell’intero capitale sociale.
Da quanto appena esposto emerge un lampante conflitto d’interesse; infatti, appare paradossale che il soggetto proposto in Italia al controllo ed alla vigilanza (con poteri sanzionatori) delle banche e degli operatori finanziari, sia composto esclusivamente dai soggetti che dovrebbe controllare e vigilare; circostanza che potrebbe pregiudicare l’imparzialità che la stessa Banca d’Italia è chiamata a garantire.
Rilevato che è la Banca d’Italia a stabilire trimestralmente il “tasso d’usura” (tasso oltre il quale gli interessi richiesti da banche ed intermediari finanziari sono da considerarsi usurai), e che detta determinazione avviene assumendo informazioni direttamene dalle banche, appare evidente che le banche (tutte socie di Banca d’Italia Spa), determinano di fatto il tasso d’usura che verrà indicato da Banca d’Italia Spa.
In conclusione, oltre a rimarcare ulteriormente il carattere di torbidità che avvolge quanto sin ora riportato (conflitto di interesse in primis), desideriamo rivolgere un vibrante appello a chi di competenza perché siano avviati i controlli di rito riguardanti le modalità di determinazione dei tassi d’interesse e dei tassi soglia usura, auspicando un netto intervento chiarificatore volto ad escludere le banche medesime dal processo di definizione del predetto “tasso d’usura”.

Con riferimento al punto 2)
Nella Repubblica Italiana la CONSOB è chiamata, tra l’altro, a svolgere le seguenti attività:
regolamentare la prestazione dei servizi e delle attività di investimento da parte degli intermediari, gli obblighi informativi delle società quotate nei mercati regolamentati e le operazioni di appello al pubblico risparmio;
autorizzare i prospetti relativi ad offerte pubbliche di vendita e i documenti d'offerta concernenti offerte pubbliche di acquisto, l'esercizio dei mercati regolamentati, le iscrizioni agli Albi delle imprese di investimento;
vigilare sulle società di gestione dei mercati e sulla trasparenza e l'ordinato svolgimento delle negoziazioni nonché sulla trasparenza e la correttezza dei comportamenti degli intermediari e dei promotori finanziari;
Con comunicazione CONSOB , fine di tutelare i risparmiatori e renderli coscienti della rischiosità dei loro investimenti (oltre allo scopo di allinearsi alle riflessioni in corso presso i competenti organi comunitari), stabiliva che: “… per illustrare il profilo di rischio di strutture complesse, è utile che l’intermediario produca al cliente anche le risultanze di analisi di scenario di rendimenti da condursi mediate simulazioni effettuate secondo metodologie oggettive (ossia rispettose del principio di neutralità al rischio)”. (pag. 7, paragrafo 1.5, comunicazione CONSOB n. 9019104 del 2 marzo 2009). (all. 1)
La stessa CONSOB, con nota informativa n. 11038690 del 3 maggio 2011, disponeva la disapplicazione della disposizione che prevedeva la comunicazione ai risparmiatori degli “scenari probabilistici di rischio”, facendo venir meno la possibilità di comprendere i rischi connessi agli investimenti finanziari proposti dalle banche. (all. 2)
Agendo come sopra, migliaia di risparmiatori italiani sono stati indotti ad acquistare titoli (prevalentemente obbligazioni), destinati a non essere rimborsati, emesse da banche in grave difficoltà economia.
I danni subiti dai risparmiatori italiani che hanno sottoscritto titoli di debito emessi da banche, i cui prospetti informativi non contenevano l’indicazione degli “scenari probabilistici di rischio” (stante il divieto CONSOB di inserire tale dato), ammontano a diversi miliardi di euro.

SI CHIEDE
Che la Commissione per le petizioni del Parlamento Europeo attivi i competenti organi delle istituzioni europee, affinché:
venga verificato e sanzionato, il conflitto d’interessi che vede la Banca d’Italia Spa composta interamente da soci che al contempo sono destinatari delle verifiche che la predetta Banca d’Italia dovrebbe operare;
venga verificato, sanzionato, il comportamento di CONSOB che ha revocato l’obbligo di inserire nei prospetti informativi destinati ai risparmiatori degli “scenari probabilistici di rischio”.
Si allegano i seguenti documenti:
1) comunicazione CONSOB n. 9019104 del 2 marzo 2009;
2) nota informativa CONSOB n. 11038690 del 3 maggio 2011.
Per eventuali comunicazioni si fornisce il seguente recapito:
D.E.C.I.BA – Italia, Parma (43121), Via Barilla n. 21
Tel: +39-0521-241417
Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Chairman of the Committee on Petitions European Parliament B-1047 BRUSSELS

 

The undersigned hereby petition signatories, all members of the Association D.E.C.I.BA (European Banking Department illicit control), established in Italy, 43121 Parma, Via Barilla # 21, require the initiation of an investigation by the Community institutions regarding:

1)conflicts of interest existing between Italian banks and supervision and control that the same should be done by the Bank of Italy S.p.a. :

2) responsibility of CONSOB (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), for damages suffered by savers following the revocation of the decision to include in the prospectus of financial products designed to collect public savings, of "probabilistic risk Scenarios".

 With reference to point 1)

In the Republic of Italy, have been entrusted to the Bank of Italy S.p.a. tasks of supervision and control on the activity of banks and financial intermediaries, supervising the observance of legislation (Legislative Decree 385 of 1 September 1993, better known as TUB "banking law"), with the power to issue rules for client protection in their dealings with banks and financial intermediaries. Bank of Italy Spa and a joint stock company, which counts among its members at the April 30, 2016 n. 101 banks and insurance companies (all subjects which should be supervised by the same bank of Italy Spa); including the shares of Unicredit s.p.a and Intesa San Paolo S.p.a. for a total of about 42% of the share capital. From what has just been exposed emerges a glaring conflict of interest; in fact, it seems paradoxical that the subject proposed in Italy the auditing and supervision (with sanctioning powers) of banks and financial service providers, both composed exclusively by individuals who should control and monitor; circumstance that could affect impartiality that the Bank of Italy is called upon to guarantee. Determined that the Bank of Italy to establish quarterly "wear rate (rate at which the interest demanded by banks and financial intermediaries are usurers), and that this determination takes place taking information directly by banks, it is clear that banks (all members of the Bank of Italy Spa), determines the rate of wear and tear that will be indicated by the Bank of Italy Spa. In conclusion in addition to further emphasize the character of turbidity that surrounds how following (conflict of interest), we wish to extend a clarion call to the designated person because the checks are started Rite concerning procedures for determining threshold wear rates and interest rates, hoping a clear intervention clarifier aimed at excluding those banks from the process of definition of the aforementioned "wear rate".

With reference to point 2)

 In Italian Republic CONSOB is called, among other things, to perform the following tasks:

regulate the provision of services and investment activities by intermediaries, the disclosure requirements of the companies quoted on the regulated markets and operations of public saving;

authorize prospectuses for public offerings and offering documents relating to takeover bids, the operation of regulated markets, the inscriptions on GME's investment firms;

monitor the market management companies and on transparency and orderly trading as well as the transparency and fairness of the conduct of intermediaries and financial advisors;

With CONSOB communication, to protect investors and make them aware of the risks of their investments (over in order to align itself with the competent bodies at the ongoing reflections), stated that: "... to demonstrate the risk profile of complex structures, it is useful that the agent produces the customer also the results of analysis of returns to be conveyed through simulations performed according to objective methodologies (i.e. respectful of the principle of neutrality at risk)". (page 7, paragraph 1.5, CONSOB communication No. 9019104 of March 2, 2009). (annex 1)

The same CONSOB, with briefing note n° 11038690 of May 3, 2011, available to the non-application of the provision which envisaged communication to savers of "probabilistic scenarios of risk" by failing to understand the risks associated with investments offered by banks. (annex 2)

Acting as above, thousands of Italian savers were induced to purchase securities (mainly bonds), not intended to be reimbursed, issued by banks in serious trouble economy.

The damage suffered by Italian savers who have signed debt issued by banks, whose prospectus contained no indication of "probabilistic scenarios of risk" (given the CONSOB put that ban given), amount to several billion euros. 

WE ASK

    The Committee on Petitions of the European Parliament the European institutions so that bodies:

check and sanction, the conflict of interest involving Bank of Italy Spa composed entirely of members who are recipients of the checks that that the Bank of Italy should operate;

2) check, sanction, CONSOB's behavior that has revoked the obligation to include in the prospectus for the depositors of "probabilistic risk scenarios". 

We enclose the following documents:1) Consob communication n. 9019104, 2 march 2009;2) Consob note n. 11038690, 3 may 2011;

For any communications you provide the following address: D. E.C.I.BA – Italy, Parma (43121), Via Barilla n. 21

GRANDIOSA INIZIATIVA DELL'ASSOCIAZIONE D.E.C.I.BA - PRIMA IN ITALIA

L’Associazione D.E.C.I.BA per prima in Italia, darà la possibilità di far causa alla banca gratuitamente per la nota manipolazione dell’EURIBR che ha coinvolto milioni di italiani nel periodo che va dal 2005 al 2008. Questo è quanto annunciato dal Direttivo dell’Associazione per mezzo del Presidente Gaetano Vilnò che ha confermato la realizzazione di un sogno, con non poche difficoltà, ma questo è solo il primo passo che D.E.C.I.BA vuole porre in essere, "dare la possibilità alle persone comuni di far valere i propri diritti perchè truffati, quindi poter fare causa alla banca per dare un segno tangibile sulla volontà di giustizia e legalità contro la truffa che le banche hanno perpetrato”.

 

 

La sanzione di 1,7 mld di euro inflitta dalla Commissione Europea al cartello bancario che ha manipolato l’Euribor ha un effetto diretto nei confronti delle banche multate, ma indiretto sulla legittimità del tasso Euribor che risulta indelebilmente marchiato e del tutto inattendibile, offrendo così il diritto ai cittadini europei che si trovano a stipulare contratti con riferimento un indice illecito, l’Euribor, formatosi in aperta violazione delle norme di ordine pubblico ed economico dunque a stipulare contratti invalidi, dalla palese nullità.

 

 

L’Associazione D.E.C.I.BA, seppur senza finanziatori, appoggi politici e alleanze dice il Presidente Gaetano Vilnò, vuole dare la possibilità di far causa gratuitamente alle banche e invita le persone interessate a contattare l’Associazione (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.). 

 

 

La pubblicazione della sentenza, seppur con un grave ritardo di 2 anni, offre il diritto al risarcimento alle famiglie italiane che tra il 2005 ed il 2008, gli anni incriminati dalla manipolazione dell’Euribor, avevano contratto mutui a tasso variabile per circa 230 miliardi di euro, i cui interessi legati al tasso Euribor erano superiori a 30 miliardi di euro. I traders stranieri ed italiani che hanno deciso il tasso Euribor con la evidente e riconosciuta manipolazione sanzionata dall’UE, hanno provocato un danno ai sottoscrittori di mutui e derivati ancorati al tasso Euribor, stimato in oltre 3 miliardi di euro a carico di 2,5 milioni di famiglie italiane danneggiate da tale conclamata illegalità, con una media di 1.200 euro di danni pro-capite, i cui contratti di mutuo legati all’Euribor, nel 2008 superò il tasso del 5,3%. 

 

I contratti con euribor manipolato appaiono irrimediabilmente nulli per indeterminatezza relativa al tasso corrispettivo manipolato (applicazione art. 1284 c.c.) e per contrarietà dell’oggetto del contratto all’ordine pubblico ed economico (applicazione combinato disposto artt. 1418 2° comma e 1346 c.c.) ed alla banca va restituita la sola sorte capitale, al netto di ogni spesa e competenza, dilazionata secondo il piano di ammortamento allegato ai contratti”.

 

Giovedì, 28 Luglio 2016 15:06

Situazione nera: aziende ancora in crisi

Secondo gli ultimi dati rilevati sono 396 le aziende che chiudono le proprie saracinesche per usura bancaria ogni giorno ( dati del mese di maggio 2016); per quanto tempo ancora dobbiamo subire i torti di questi usurai?

L'associazione DECIBA sin dalla sua nascita ha avuto l'obbiettivo e l'etica morale di sconfiggere questa stretta morsa di illeciti bancari che ogni giorno affogano il nostro made in italy.

 

L'usura è un problema che l'Italia si porta dietro da molto tempo, negli ultimi anni sono nate tantissime associazioni contro gli illeciti bancari, alcune con lo scopo di truffare i poveri clienti che non solo si vedono rubare soldi dalle banche, ma sono costretti a pagare falsi professionisti che non sono in grado di calcolare neanche un mutuo bancario.

Tramite un'accurata stima, quasi l'ottanta percento dei mutui non sono a norma di legge, questo provoca dei tassi di interesse elevati, rendendo così un insopportabile situazione economica da parte delle aziende italiane e anche dei privati.

 

Secondo le stime di maggio 2016, la situazione più grave si trova in Campania, precisamente nella zona napoletana, pare proprio che le povere imprese meridionali, infatti, rischiano la chiusura dei propri conti correnti bancari.

Il meridione dunque, si vede costretto a fare un passo indietro, dato che l'apertura di credito ormai è destinata a pochi soggetti, e quei poveri imprenditori che non possono accedere ad un credito bancario, fanno ricorso al credito all'interno della famiglia. Un viaggio nel tempo dell'Italia degli anni '50, tutto per colpa degli usurai.

L'usuraio oggi è il professionista con il colletto bianco, che promette l'illegalità degli atti estorsivi.

 

L'associazione DECIBA chiede un'intervento giuridico, che metta per la prima volta in ginocchio gli usurai bancari, non possono sempre farla franca, l'Italia ha bisogno delle imprese di piccola produzione, l'economia italiana è basata proprio sulle pmi, nel nostro sistema giuridico manca una normativa antiusura, che spenga definitivamente questo calvario.

L'innovazione che chiediamo sta prima di tutto in una forma reale di prevenzione del sistema usuraio, poi nel finanziamento di quelle imprese alle quali le banche rifiutano il credito, per restituire loro la dignita' e reimmetterle nel circuito dinamico del mercato. Infine sono necessarie modifiche alla legge bancaria per quanto riguarda le Centrali rischi e le Criff, che diventano delle vere e proprie pistole alla tempia degli imprenditori.

Giovedì, 28 Luglio 2016 14:00

Che cos’è il fondo Atlante

È stato creato da banche e governo per cercare di aiutare il sistema finanziario italiano e ridurre i crediti deteriorati in circolazione (e cosa sono?)

 

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Questa settimana facciamo luce sulla creazione di “Atlante”, un fondo di investimento che avrà due scopi: sostenere gli aumenti di capitale di alcune banche italiane e acquistare crediti deteriorati. La creazione del fondo Atlante è l’ultimo passo di una serie di interventi compiuti dal governo e dagli operatori del settore finanziario per cercare di aiutare il sistema bancario italiano, la cui situazione, piuttosto difficile da anni, si è aggravata negli ultimi mesi.

 

Il fondo Atlante (tecnicamente un “Fondo di investimento alternativo chiuso riservato”) è uno strumento gestito da una società privata, la Quaestio SGR del finanziere Alessandro Penati, ma la sua creazione è stata coordinata con il governo italiano e i principali gruppi finanziari del paese. Al momento la dotazione del fondo, cioè i capitali che potrà investire nei suoi due “compiti”, arriva in gran parte dalle due principali banche italiane, Unicredit e Banca Intesa, che hanno assegnato al fondo ognuna circa un miliardo di euro. Fondazioni bancarie e altri istituti dovrebbero investire circa 500 milioni, mentre altri 500 arriveranno da Cassa Depositi e Prestiti, una struttura formalmente privata ma di fatto completamente controllata dal ministero dell’Economia. In tutto il fondo dovrebbe riuscire a raccogliere tra i 5 e i 6 miliardi.

Il primo problema che il fondo dovrà affrontare è quello degli aumenti di capitale che nei prossimi mesi dovranno compiere due banche che si trovano in difficoltà: la Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Da anni, numerose banche italiane sono “sottocapitalizzate”, cioè hanno troppe poche risorse proprie rispetto ai prestiti e agli altri impegni che hanno erogato – esistono regolamenti internazionali che stabiliscono quanto “capitale proprio” deve avere un banca rispetto al totale dei suoi impegni, in modo da garantirne la stabilità. Per rimediare a questa situazione, le banche possono emettere nuove azioni sul mercato, con un’operazione chiamata “aumento di capitale”. Il problema è che non sempre i mercati trovano molto allettante comprare le azioni delle banche italiane, soprattutto se si trovano in una brutta situazione. Il ruolo del fondo sarà, semplificando, quello di comprare le eventuali azioni che le banche non riusciranno a vedere sopra un certo prezzo.

Un problema altrettanto grave che il fondo cercherà di risolvere è quello dei “non performing loans” (NPL), o crediti deteriorati, cioè i prestiti che le banche hanno difficoltà a riscuotere. In Italia sono quasi il 20 per cento del totale di tutti i crediti erogati, per un valore totale di circa 350 miliardi di euro – contando anche i 150 miliardi di crediti “meno” deteriorati. Le “sofferenze” vere e proprie, cioè gli NPL più deteriorati, sono circa 200 miliardi lordi. Per fronteggiarli, il sistema bancario ha messo da parte risorse per 120 miliardi. Le sofferenze nette, cioè la cifra che il fondo Atlante dovrà contribuire a smaltire, è quindi di 80 miliardi.

A gennaio il governo aveva creato un altro strumento, le “GACS”, che era stato impropriamente soprannominato “bad bank”. Si tratta di una forma di garanzia pubblica che una banca può acquistare per “assicurare” i propri crediti deteriorati e quindi rivenderli sul mercato a un prezzo non troppo svantaggioso. Le GACS non sono ancora entrate in funzione, ma gli esperti concordano sul fatto che avranno un impatto limitato perché soltanto una parte dei crediti deteriorati, quelli ritenuti più “sicuri”, possono essere garantiti con questo strumento.

Atlante avrà una missione più ampia e potrà acquistare anche i crediti deteriorati meno sicuri (le cosiddette tranche “junior”, diverse dalle “senior” che potranno essere garantite dalle GACS). Questo risultato sarà possibile perché i fondi di Atlante saranno in gran parte privati. Il problema, come ha notato il blogger e analista finanziario Mario Seminerio, sembra essere che questi fondi saranno piuttosto limitati rispetto al totale delle sofferenze (gli NPL più deteriorati) in circolo nel sistema italiano: 5-6 miliardi di euro su un totale di sofferenze nette intorno agli 80 miliardi.

Per cercare di aumentare la sua capacità di investire, il fondo prenderà in prestito soldi dal mercato, circa altri 5-6 miliardi. Come ha notato l’analista finanziario Andrea Boda su Pagina99, questo potrebbe avere l’effetto di riparare a un buco creandone uno più grosso. Le operazioni del fondo sono rischiose e si basano su una sorta di scommessa. La speranza è che con l’aiuto del fondo gli aumenti di capitale abbiano successo e le banche di cui il fondo diventerà in parte proprietario tornino in salute, in modo da assicurare un guadagno all’operazione. Lo stesso discorso vale per i crediti deteriorati: la speranza è di acquistarli a un valore superiore a quello che al momento è disposto ad offrire il mercato, scommettendo sul fatto che con un po’ di pazienza sarà possibile ottenere dei guadagni anche dalla gestione di questi crediti difficili.

Ma se l’operazione dovesse fallire, la cattiva situazione finanziaria delle banche aiutate (il “contagio”, come lo hanno drammaticamente definito diversi esperti in questi giorni) si trasferirebbe al fondo e alle società che ci hanno investito – cioè le parti al momento più sane del sistema finanziario italiano. Nella migliore delle ipotesi, invece, l’operato del fondo Atlante contribuirà a generare un effetto tranquillizzante sui mercati. Visto che è partecipato dai principali operatori finanziari italiani, infatti, la sua operazione è una sorta di “messa in comune” dei rischi del sistema, un segnale che il mercato potrebbe percepire come indice che il settore bancario italiano è più solido di come è stato percepito in passato. Questo produrrebbe molti effetti positivi, rendendo ad esempio più allettanti per gli investitori gli aumenti di capitale che dovranno essere compiuti nei prossimi mesi.

 

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Sicuramente gli Arabi i numeri li conoscono, i ragionamenti loro li sanno fare, l'evoluzione economica potrebbe portare a copiare chi ha successo e specula molto meno di noi Europei.

L'invito è quello di leggere tutto fino all fine, per capire il meccanismo economico finanziario.

Interpellata l'associazione DECIBA :

www.deciba.it

Andiamo nel pratico, un mutuo di 30 anni costa al cliente quasi il doppio, il modello Islamico è completamente diverso, si paga una commissione iniziale e poi si restituisce il denaro, semplice, verificabile, possibile per tutti, il risparmio finale sarebbe di oltre il 70% . Un modello facile che andrebbe a togliere quei miliardi che le banche speculano annualmente.

Il tema è stato affrontato nei giorni scorsi da un workshop promosso dallo studio legale Nctm, al quale hanno partecipato Vincenzo Amendola, sottosegretario agli Esteri, Stefano Loconte, avvocato consulente della Commissione Finanza della Camera dei Deputati, Maria Alessandra Freni, della Banca d'Italia,Stefano Padovani, dello studio Nctm, Marco Causi, deputato PD in Commissione Finanze , e Franco Carraro, Forza Italia, vice presidente della Commissione Finanze del Senato.
L'interesse dei paesi musulmani con eccedenza di capitali a investire in Europa è rafforzato dalla particolare fase economica che vivono gli esportatori di petrolio, colpiti da un prolungato declino del prezzo del greggio, le cui cause strutturali, al di là della guerra al ribasso scatenata dall'Arabia saudita in funzione anti-Iran, sono destinate a durare: da qui l'esigenza di diversificare le economie dei paesi produttori verso il settore dei servizi e l'interesse ad investimenti nel medio e lungo periodo, diversificando anche geograficamente i propri investimenti.

D'altra parte, la finanza islamica cresce ad un ritmo del 20% annuo e i capitali che movimenta hanno superato i 2.000 miliardi di dollari.

La finanza islamica segue regole sue specifiche, richiedendo - almeno teoricamente - un forte legame con le attività produttive e l'economia reale. La speculazione dovrebbe dunque essere bandita, partendo dal presupposto che "non si può vendere ciò che non si possiede". L'investimento deve perciò avere un qualche legame, più o meno diretto, con una sottostante realtà imprenditoriale e il profitto deve configurarsi come partecipazione al rischio d'impresa. Un esempio, derivante dallo strumento contrattuale denominato Muharaba. Se una banca islamica deve finanziare la compravendita di un immobile, non eroga un mutuo ma acquista il bene e lo rivende al compratore finale ad un prezzo maggiorato, cedendo subito l'utilizzo del bene e rateizzando il pagamento del corrispettivo. Il profitto della banca è legato alla triangolazione del trasferimento del bene e al relativo surplus tra le due transazioni, e non alla determinazione di un interesse sul capitale. Come è stato evidenziato nel convegno, questo crea problemi a fronte della normativa fiscale italiana, ad esempio l'acquirente finale dell'immobile si troverebbe a dover giustificare un prezzo d'acquisto superiore al valore di mercato perché inclusivo di fatto di quelli che, dal punto di vista di un normale mutuo, sarebbero gli interessi sul capitale prestato.
In realtà, è stato sottolineato nel convegno, gli aggiustamenti alla normativa italiana non sarebbero di difficile realizzazione è stata infatti ricordata una presa di posizione della Consob che nel 2014 ha giudicato la finanza islamica "non incompatibile con la disciplina italiana dei mercati finanziari in quanto poggia su un insieme di regole oggettive che prescindono dalla connotazione etica o religiosa". Anche il Codice Civile (art. 1322) consente di concludere contratti atipici, a condizione che "siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l'ordinamento giuridico".

Insomma, le condizioni per rendere possibile la finanza islamica anche in Italia esistono, tanto che se ne sta occupando un gruppo di lavoro della Commissione Finanza della Camera dei Deputati.

Dal convegno è anche emersa la proposta dell'emissione di titoli di Stato secondo le regole della finanza islamica: si tratterebbe di un'operazione di cartolarizzazione da parte del patrimonio immobiliare, che assumerebbe le caratteristiche del sukuk, i cosiddetti bond islamici. Data la proibizione degli interessi, le obbligazioni devono infatti assumere la forma di co-partecipazione alla proprietà di asset tangibili. E nell'ipotesi proposta, questi asset sarebbero immobili di proprietà statale, comprati e rivenduti da una società costituita ad hoc, le cui quote di partecipazione sarebbero acquistate dagli investitori.

Martedì, 26 Luglio 2016 11:48

ANNUNCIATA L'USCITA DI I.A.D.E. 3.0

La società I.A.D.E SOFTWARE in collaborazione con i migliori professionisti italiani, selezionati in tutto il territorio nazionale da D.E.C.I.BA, annuncia la presentazione del nuovo software, unico nel suo genere.
Una capacità matematica fenomenale, uno strumento in grado di valutare ogni contratto bancario esistente e rilevarne eventuali illeciti.
La data è ufficiale I.A.D.E. sarà rilasciato a settembre 2016, la presentazione sarà pubblica.
Per ora il software tanto atteso è nella sua fase finale dei test, ormai è certo che I.A.D.E 3.0 prenderà il posto di I.A.D.E 2.0, il calcolatore evoluto in molte funzioni, la precisione e rapporto legale, sarà la forza del software.

La società I.A.D.E. in collaborazione con Financialsolution ha concesso all'Associazione DECIBA (garante del software) di testarlo, al fine di accertarsi dell'effettiva precisione.

Fino alla fine di Agosto 2016 sarà possibile attivare una pre-analisi gratuita del proprio contratto sia di mutuo che di leasing, l'offerta è valida solo per privati cittadini.

Queste le regole per accedere al controllo, si necessita:

-FILE UNICO IN PDF

-ATTO NOTARILE (COMPLETO)

-DOCUMENTO DI SINTESI

-PIANO AMMORTAMENTO (SE DISPONIBILE )

-RIFERIMENTI PERSONALI

-CONTATTO TELEFONICO

DECIBA ASSICURA UNA RISPOSTA ENTRO CIRCA 10 GIORNI DALLA SPEDIZIONE DEI DOCUMENTI.

QUESTI SONO I PARAMENTRI PER AVERE LA VISIONE GRATUITA DEL FINANZIAMENTO .

In base al risultato ottenuto verrà rilasciato un preventivo di eventuali costi da affrontare per attivare la richiesta di risarcimento del danno.

Di seguito i contatti:

Financialsolutionsrl

Tel : 0521/241417 fax 0521484700
Viale Barilla n° 21 cap 43121 Parma
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